Lo sviluppo di Foggia
Non sono un urbanista e non ho particolari categorie culturali per pensare questo settore, ma da cittadino attento, come con un po’ di presunzione mi considero, penso di poter svolgere qualche riflessione su quello che sta accadendo, dal punto di vista dello sviluppo della città e dei suoi rapporti tra il centro e le periferie e su come stanno ad essere diversamente abitati gli spazi della nostra amata Foggia.
Penso che quelli della mia generazione si ricorderanno come le città avevano uno sviluppo che, con un orribile neologismo, definirei “centrocentrico”. Le città, cioè, vivevano a partire dal loro cuore che si identificava con il centro della città, pulsante di tutte le attività culturali e commerciali. Ai bordi della città, a debita distanza da essa, per sottolinearne con forte razzismo il loro carattere di “alterità” e quasi di “estraneità” rispetto alla città, si stendevano le enormi periferie. San Pio X era staccata da V.le Michelangelo da una lunga area disabitata e sterrata, che andava attraversata per intero per arrivarvi; il Quartiere CEP era drammaticamente isolato, tanto che i suoi abitanti avevano l’abitudine di dire “andiamo a Foggia”, quasi fossero un corpo estraneo anche dal punto di vista della connotazione giuridica e della cittadinanza. Esisteva dunque il centro pulsante di ogni attività culturale e produttiva, che si identificava con il centro della città ed esistevano poi le periferie, enormi e abbandonate, dove si concentravano l’edilizia popolare e le fasce marginali di popolazione.
La situazione, oggi, sembra quasi rovesciata; i centri delle città stanno vivendo un processo di “entropizzazione”, si stanno consumando un po’ alla volta e l’ultima tappa di questa triste via crucis, che si sta svolgendo sotto i nostri occhi proprio in questi giorni, è la progressiva chiusura delle sale cinematografiche del centro. Se volessimo lasciarci andare a un languido “amarcord” dovremmo annoverare, in questo triste rosario, il Flagella, l’Italia, il Garibaldi, il Capitol, l’Ariston, il rischio di chiusura del “Falso Movimento” e le difficoltà nelle quali si dibatte anche la storica sala del Cicolella del Viale. Stiamo assistendo, cioè, a un processo di “desertificazione” del centro storico, al quale corrisponde un processo di “globalizzazzione” delle periferie, dove sorgono, com’è nello spirito dei tempi, delle enormi strutture commerciali e culturali, che rendono queste periferie luoghi di forte attrattività per il centro stesso ma, soprattutto, per gli abitanti dei tanti paesi della Provincia.
Questi due processi sono interconnessi? Sono cioè uno la causa dell’altro oppure no? Si tratta, nei fatti, di un processo di “cannibalizzazione” del centro da parte della periferia o si tratta di due processi indipendenti, ognuno con la sua storia e le sue dinamiche?
Personalmente non penso che si tratti di un processo di “cannibalizzazione” del centro da parte delle periferie, però credo che siano comunque dinamiche che hanno bisogno di un intervento pubblico che le governi per evitare che lo sviluppo di questa città diventi totalmente caotico e casuale.
Credo che la Giunta Mongelli debba interessarsi seriamente alla situazione dei cinema del centro e, in generale, alle strutture culturali che gravitano nella sua area. Non penso che Mongelli possa risolvere il problema della sala Farina (Cinema “Falso Movimento”) e delle altre sale cinematografiche con un semplice comunicato di solidarietà. Credo che debba convocare una Conferenza di servizio, come si fa per le cose importanti e, a questa Conferenza dovrebbero essere presenti, oltre al Sindaco, l’Assessore alla Cultura, l’Assessore alla Pubblica Istruzione, l’Assessore al Bilancio e l’Assessore alle attività produttive affinché, di concerto, possano trovare le strategie e le risorse per favorire un processo di mantenimento e rilancio di questi importanti contenitori culturali della nostra città. Alcuni suggerimenti potrebbero essere:
• utilizzare i cinema, com’è già accaduto per alcuni anni con l’Ariston, per una stagione teatrale stabile con una particolare specializzazione, ad esempio, per i “musical”;
• concordare, tra il Comune e le scuole, l’utilizzo stabile delle sale cinematografiche del centro per lo svolgimento delle assemblee d’istituto delle scuole superiori e per tenere rassegne cinematografiche stabili, in mattinata, per tutte le scuole. Alla realizzazione di questo progetto, dal punto di vista anche economico, potrebbero intervenire le scuole, le famiglie, il Comune e la Provincia;
• verificare in quale maniera tecnica sia possibile aiutare i processi di ristrutturazione delle “vecchie” sale del centro che sono rimaste ferme, negli arredi e nelle suppellettili, ad alcuni decenni fa. Certo si fa presto a parlare di mancanza di senso dell’imprenditorialità dei gestori dei cinema cittadini e, lo si fa, con una certa sufficienza, dal momento che in molti casi si tratta di persone che hanno fatto la storia dei cinema della nostra città. Il problema è che non è facile rischiare centinaia di migliaia di Euro quando, nelle sale, si registrano poche decine di spettatori.
E’ possibile fornire servizi diretti e indiretti alle sale cinematografiche della nostra città? La nuova amministrazione porterà un suo progetto, anche minimo, di intervento su questa tematica o farà spallucce e considererà questo un tema di basso profilo e di scarso interesse per lo sviluppo della città? Un centro che non viva di mostre, di conferenze, di teatri e di cinema è lo specchio di una città che non risalirà mai la china della sua maglia nera. La cultura è uno dei volani fondamentali della rinascita culturale, civile e produttiva di una città o, perlomeno, uno dei prerequisiti per una sua rinascita. Occorre, però, una classe dirigente che creda veramente in questo e punti risolutamente su questa strada. Aspettiamo, con impaziente fiducia, di vedere i segnali che arriveranno dalla nuova amministrazione.