Questione di civiltà…
Credo che una delle tante, dure battaglie che il nuovo Sindaco deve combattere nella nostra città, sia quella che definirei la “riconquista del centro città agli standard minimi di civiltà”, che sono ormai acquisiti in ogni città d’Italia e anche in gran parte dei comuni meridionali. In questo senso ho letto con piacere della prima Ordinanza sindacale che restituiva C.so V. Emanuele, nella sua interezza, alla sua funzione di isola pedonale, lì dove l’amministrazione precedente, nella sua sciatteria che passerà alla storia, di fronte alla situazione di crisi indotta dai lavori svolti in P.za Oberdan, non aveva trovato di meglio che smangiare l’ultimo pezzo dell’isola pedonale per farci transitare le auto.
Foggia deve trovare una sua normalità che consiste nel fatto che ci sono degli soglie minime di decenza (d’ora in poi smdd) che, qualunque cosa accada, non possono essere messe in discussione. Una di quelle smdd è rappresentata da quel piccolo budello, asfaltato e mal tenuto dell’isola pedonale di C.so V. Emanuele, che sembra stare lì chiedendo scusa costantemente se, in una città come Foggia, che metterebbe le macchine anche nel salotto delle case, possa esistere ancora, pur sottraendo preziosi metri quadri alla libera circolazione delle automobili.
Domenica sera, uscendo di casa per andare a cinema, mi soffermavo a riflettere sulla situazione determinatasi in centro per la presenza del concerto organizzato da Telenorba, battiti live 2009, che aveva portato alla chiusura del centro nella sua interezza, dalla villa comunale a C.so V. Emanuele, in una sorta di libera anticipazione di quella che dovrebbe essere, in una città civile, una vera Isola pedonale. Una larga, grande arteria, fiorita e ben curata, in cui famiglie, bambini, anziani e donne possano sciamare liberamente, passeggiare, giocare, correre, senza alcun rischio e tornare a casa con la sensazione di avere trascorso una serata bella, serena e soprattutto dopo aver speso molto poco. All’uscita dal cinema, passeggiavo con calma e riflettevo se quello che stavo vedendo andava nel senso di quella riconquista del centro alla civiltà di cui stavo parlando. Assistevo, infatti, a come erano ridotti C.so V. Emanuele e P.za Giordano, quelli che dovrebbero i salotti della città, i nostri biglietti da visita, diventati un carnaio in cui la facevano da padroni odori di salsicce e montoni arrostiti, circondati dal consueto profluvio di bancarelle di dolciumi, creperie e marocchinerie sui soliti carretti.
Mi chiedo se è questa l’unica modalità in cui si possa svolgere un concerto live nel cuore della città? Mi chiedo se in un’occasione del genere il salotto di Foggia, il cuore della città, debba essere necessariamente ridotto in questo modo, con gli odori delle salsicce e dei kebab a invadere le strade principali dando l’impressione di uno strapaese dei primi anni ‘50, quando il profumo della carne arrostita poteva ancora stordire perché dava la sensazione di un’opulenza appena conquistata.
Chiedo al nuovo Sindaco Mongelli che, nelle prossime occasioni, vengano allestite delle apposite aree di ristoro destinate alla sosta e alle cibarie: ad es. Via Galliani potrebbe essere attrezzata con tavolini, panche e cestini della spazzatura, in modo che le famiglie possano anche fare una tranquilla pausa di riposo. In Via Galliani potranno anche essere messi WC chimici in grande quantità e non quei pochi, penosi bagni chimici messi in pieno centro, come splendidi trofei, per entrare nei quali credo occorresse una grande assenza di senso della vergogna, o un bisogno proprio insopprimibile, perché per entrarci occorreva farsi strada tra ali di folla e avere la straordinaria sensazione di farlo proprio in pubblico.
I commercianti ambulanti guadagneranno forse di meno con questo piccolo decentramento? Non credo, perché la strada da fare è ampiamente compensata dalla possibilità di fare una sosta civile, seduti e dotati dei servizi essenziali, consumando con maggiore agio e libertà e quindi ritengo molto di più. Ammesso e non concesso che guadagnino qualcosa di meno, questo minore guadagno potrebbe essere compensato da un pagamento inferiore della tassa di occupazione del suolo pubblico. In questo modo eviteremo la bruttura indicibile di camminare tra pezzi di salsicce cadute dai panini, tra lattine lasciate sparse ovunque, bottiglie di birra maleodoranti e in tutti gli indecorosi resti di un bivacco svolto senza regole e senza civiltà.
Sarà possibile, Sig. Sindaco, che questa innovazione venga introdotta già dalla prossima festa o dovremo vedere ancora e sempre, in C.so V. Emanuele bancarelle di formaggi, di provoloni, puzzolenti anche se podolici? Vedremo sempre le Feste di tutti i Partiti nell’isola pedonale o faremo un piccolo elementare piano, per il quale i formaggi e i provoloni podolici, i prosciutti e le mozzarelle si spostino in Via Galliani o, per esempio, nella piazzetta alle spalle dell’isola pedonale e le Feste di Partito tornino nella Villa Comunale, come accadeva, con tanto decoro e maggiore spazio a disposizione, non tantissimi anni fa?
Caro Sindaco, la guerra che va combattuta per riconquistare il centro agli standard minimi della civiltà occidentale prevede un nuovo stile di Governo. Dica Mongelli, innanzitutto, in quanto tempo la Villa Comunale verrà restituita nella sua interezza alla città di Foggia. Metta, nella Villa Comunale un grande plastico nel quale sia reso visibile e comprensibile il progetto di restauro. Dica alla città che cosa intende fare del boschetto della Villa Comunale e della piscina scoperta situata alle sue spalle, che è ormai un rudere che giace lì da oltre trent’anni. Proceda a un rapido restauro manutentivo di Piazza Italia che resta, nonostante i fasci, una delle piazze più belle di Foggia, ma che versa in condizioni ormai penose e ripristini la sorveglianza 24 ore al giorno, come fece l’Agostinacchio della prima ora, appena restaurata la Piazza. Metta immediatamente, in Piazza Oberdan, come prevede la legge, il cartello dei lavori in corso di svolgimento, il tempo di ultimazione e anche lì un grande plastico che mostri il risultato finale previsto e se, dopo, quella piazza sarà un’isola pedonale o sarà ancora aperta al traffico. Se essa si congiungerà con C.so V. Emanuele e con Via Arpi o rimarrà uno spicchio a sé stante. Se i lavori non sono stati fatti correttamente, nel senso che il drenaggio delle acque, come lamentano i commercianti della zona, non è stato fatto in modo adeguato, non esiti a imporre alla ditta il rifacimento degli stessi fino a che non siano stati realizzati ad opera d’arte, come i capitolati dei lavori prevedono.
In conclusione, occorre recuperare il senso degli spazi e delle loro destinazioni razionali e estetiche. Ad es., c’è un intervento poco costoso, ma dal valore simbolico molto alto: di fronte alla nuova amministrazione provinciale, di fronte cioè ad uno dei massimi luoghi simbolici delle istituzioni della città, continua ad esistere un orrore estetico, non ideologico, per il quale, come in un luna park di Paese primi anni ’50, c’è un aeroplano che, collocato lì, fa proprio un effetto orrido. Di fronte alle istituzioni pubbliche, a mio modesto modo di vedere le cose, ci sono monumenti civici destinati ai servitori dello Stato ammazzati dalla mafia o dalla criminalità organizzata (vedi omicidi Marcone e Panunzio). L’aereo potrà essere spostato nei giardini di una scuola; ad es. il Pascal, che è un istituto tecnico informatico e che quindi potrebbe farrne motivo di integrazione dei propri percorsi scolastici e didattici o nei giardini di una scuola media che ne farebbe, oltre che un motivo di educazione tecnica e scientifica, anche un sano momento goliardico da luna park: il luna park lì non guasterebbe affatto.
Sia chiaro, questa non è una questione ideologica o vetero pacifista, è una questione estetica e di civiltà, significa recuperare il senso degli spazi della città, affinché ognuno di essi trasmetta il giusto messaggio educativo e civico.